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Avv Francesca Carpentieri Bibliography

PARIGI (fr. Paris; A. T., 30-31). - Capitale della Francia da più di nove secoli, sede del governo e del parlamento, centro intellettuale, artistico, finanziario che col suo prestigio sorpassa la funzione di capitale nazionale e assurge a quello di metropoli mondiale.

Sommario. - Geografia: Posizione (p. 331); Clima e idrografia (p. 331); Il sito della città (p. 331); Vicende dello sviluppo (p. 331); Entità dello sviluppo topografico (p. 332); Dati demografici (p. 332); Aspetti della vita economica (p. 333); Il centro e i quartieri (p. 335); Fortificazioni (p. 336). - Storia (p. 337). - Monumenti (p. 340). - Istituti di cultura e musei: Istituzioni culturali (p. 349); Musei (p. 351). - Vita musicale (p. 352). - Vita teatrale (p. 355). - Trattati, congressi e convenzioni (p. 355).

Posizione. - Parigi è posta sulle due rive della Senna, 360 km, dalla foce e 173 km. in linea d'aria dal mare, 48° 50′ N. e 2° 20′ E., a un'altezza compresa tra 26 m. (Passy) e 128 (Belleville e Montmartre), presso la confluenza della Bièvre e della Marna e a poca distanza da quella dell'Oise e dell'Essonne, al centro dell'Île-de-France e in vicinanza di regioni diverse (Beauce, Brie, Valois).

Le cause che hanno agevolato lo sviluppo di Parigi sono molteplici, come l'avere essa a sua disposizione nella Senna una via fluviale regolare che permette agevoli rapporti col mare; la facilità di passaggio dal bacino di quella ai finitimi (Loira, Yonne, Marna, Oise) in modo che, pur essendo lontana dal centro geometrico della Francia, ne costituisce in certo senso il centro geografico; l'esistenza nelle sue vicinanze di vaste aree interfluviali adatte alle colture (Beauce e Valois) o all'allevamento (Brie) e d'un clima abbastanza favorevole anche alle piante mediterranee (compresa la vite: versanti di Argenteuil e di Suresnes); l'incrocio con la via fluviale di strade terrestri (le quali però hanno assunto importanza solo quando il centro urbano s'è ingrandito: arteria N.-S., ricalcata poi dalla Rue Saint-Martin e dalla Rue Saint-Jacques, ed E.-O., ricalcata dalla Rue Saint-Antoine, poi Rue de Rivoli e di Saint-Honoré). Tuttavia la scelta del luogo a preferenza di località simili altrettanto favorite (come Meaux sulla Marna, Melun sulla Senna e Pontoise sull'Oise) è in rapporto, da una parte, con l'isola (Cité) che rendeva facile il passaggio del fiume e presentava ottime condizioni per la difesa, lambita com'era (specie a NE.) da vaste aree paludose; dall'altra con l'esistenza sulla riva sinistra d'un'altura (Montaigne Sainte-Geneviève), dove pescatori e commercianti potevano trovare favorevoli condizioni d'insediamento. Né va dimenticato che presso Parigi la Senna muta d'aspetto, presentando verso valle grandi meandri e acque calme, mentre verso monte ha un corso più rapido e piuttosto rettilineo, in modo da fornire ottime condizioni per un porto fluviale. Al predominio sulle altre città non sono stati poi estranei i fattori politici, l'assurgere di essa a capitale feudale (sec. IX-X) con la nomina del duca di Parigi a re di Francia, che ha permesso poi ai Capetingi di fare di questa zona centrale del paese il nucleo attorno al quale si è saldato tutto il resto della Francia, il punto di partenza delle successive fortune della monarchia unitaria. Al suo sviluppo ha contribuito pure l'esistenza di ottime cave (calcare grossolano delle catacombe nel quartiere del Lussemburgo, arenarie di Fontainebleau, gesso della Villette) e l'abbondanza di legname da costruzione.

Clima e idrografia. - Il clima di Parigi è abbastanza favorevole, trovandosi la città in una zona dove s'alternano i fattori continentali (pressioni elevate d'inverno e basse d'estate) con i fattori marittimi (condizioni inverse). La media annua della temperatura è di 10°,8: d'inverno la media è di 3°,7, di primavera 10°,3, d'estate 18°,2, d'autunno 11°,1. Massimi estremi: 38°,6 il 20 luglio 1900 e −23°,9 il 10 dicembre 1879. La piovosità è in media di 510 mm. ogni anno. Di solito piove lentamente, con rimo monotono e assiduo, che diluisce i rumori, offusca le luci, stinge i colori, in modo da dare alla città una straordinaria ricchezza di tinte intermedie. Nevica in media ogni anno per 12 volte e le nebbie sono molto frequenti. Tra i venti prevalgono quelli tiepidi di S., SO., O. La Senna, che è navigabile per 570 km. (con una profondità uniforme di 3,20 m. tra Parigi e Rouen), ha un regime regolare, con piene poco frequenti, dato il ritmo alternato degli affluenti di destra e di sinistra. La navigazione è sospesa solo per due o tre settimane in dicembre e gennaio. La velocità media delle acque è a Parigi di 1500 m. ogni ora. La portata media è di 150 mc. al secondo (33 mc. di minima e 1000 di massima). Le portate maggiori si hanno alla fine di dicembre, le magre in agosto. Danni notevoli recò la piena del 1910.

Il sito della città. - Il bacino di Parigi, che fa parte del bacino della Senna (tutto in territorio francese, salvo le sorgenti dell'Oise che sono nel Belgio), consta per la massima parte di alluvioni recenti, di argille, di gessi, di calcari e di sabbie terziarie, le quali poggiano su un basamento secondario e testimoniano le vicende geologiche della regione, che ha visto nell'Oligocene una fase lacustre (travertini della Brie), alla quale è successa una fase marina (sabbie di Fontainebleau e di Rambouillet) e poi una nuova fase lacustre (calcare della Beauce). Elementi topografici principali della zona sono una serie di colline di modeste dimensioni e dal pendio dolce e poco pronunciato, che costituiscono le estremità di altipiani leggermente ondulati. Visibili sono le tracce di terrazze e di rami morti, lasciate dalle correnti del Quaternario antico. Il fiume entra ora nella città a ESE., forma le due isole di Saint-Louis e della Cité, fa verso N. un'ampia curva e dopo avere suddiviso Parigi in due parti disuguali volge verso OSO. La parte meridionale è inoltre attraversata dalla Bièvre (affluente della Senna). Le colline della destra, più alte, cominciano presso Bercy a E. e terminano a Passy a O., dopo avere compiuto un arco verso N.; le principali elevazioni sono quelle di Charonne, Ménilmontant, Belleville, le Buttes-Chaumont (m. 101), Montmartre (m. 128), queste due ultime separate da una bassura percorsa da importanti strade, ricalcate ora dalle linee ferroviarie. Sulla sinistra della Senna sono le colline della Maison-Blanche e della Butte-aux-Cailles, vicino a cui è il Plateau d'Ivry, che la valle della Bièvre separa dalla Montagne Sainte-Geneviève (m. 60), la quale si collega al Plateau di Montsouris (m. 78).

Vicende dello sviluppo. - È dillìcile poter ricostruire l'aspetto originario dei luoghi, data la trasformazione cui è andata soggetta la regione per l'attività bimillenaria degli abitanti, che hanno in parte distrutto le foreste (resti notevoli: a O. foresta di Saint-Germain, a N. di Montmorency, a E. di Bondy, a SE. di Armainvilliers), deviato i corsi d'acqua, demolito o smussato le colline. La Senna scorreva un tempo alquanto più a N. e l'isola della Senna, nucleo originario della città, era in origine assai più bassa, con rive poco inclinate, comprese tra bracci fluviali piti ampî. Il fiume si suddivideva allora in più corsi divaganti, ma in corrispondenza dell'isola i rami si semplificavano e il passaggio risultava abbastanza agevole.

Ivi sorse la Lutezia gallica, oppidum Parisiorum. Sotto i Romani la riva sinistra era quella maggiormente abitata, ma poi, minacciati dalle invasioni (parziale distruzione alla fine del sec. III), gli abitanti si ritirarono nell'isola. Sotto i Merovingi e i Carolingi il centro restò confinato nell'isola, salvo piccoli posti che difendevano le teste di ponte. I monaci cominciarono tuttavia a mettere a coltura le vicine pendici, come Saint-Germain-l'Auxerrois, a valle dell'isola su un'elevazione della riva destra Saint-Germain-des-Prés, di fronte a questo, separato dalla Senna da alcune isole spesso sommerse, Sainte-Geneviève, sulla sommità delle colline che si avvicinano maggiormente alla riva sinistra dove poi crebbe il quartiere di Saint-Germain, e soprattutto a N. l'abbazia di Saint-Denis, di là dalle alture più settentrionali, fondata nel sec. VII da Dagoberto, sede di pellegrinaggi e di fiere. Essendo stati distrutti negli anni 885-86 (invasioni normanne) alcuni sobborghi, da allora la città si sviluppb maggiormente sulla destra, iniziando quell'espansione concentrica che la porterà a occupare tutto il semicerchio che era un tempo compreso tra l'antico ramo della Senna, per passare poi sulle pendici che dominano il fiume e di là da queste nelle zone più depresse. I primi Valois l'ingrandirono a E. e a NE. (Saint-Paul, Saint-Antoine) e iniziarono il prosciugamento delle paludi che occupavano quel quartiere che porta tuttora il nome di Marais. La Parigi del sec. XII era ancora un piccolo centro, esteso soltanto quanto la Cité o poco più, con vie strette, case modeste, molte chiese, due ponti; a N. e a NE. v'era un mercato (presso le odierne Halles), centro d'artigiani e di mercanti. Filippo Augusto, che nel 1190 e nel 1210 la cinse di mura, comprese dentro queste la Cité (isola della Senna), l'Université (quartieri della riva sinistra) e la Ville (riva destra). Le mura sulla destra tagliavano in due le proprietà del convento di Saint-Martin-des Champs e del Temple, toccavano la Senna presso l'Île-aux-Vaches; sulla sinistra comprendevano Sainte-Geneviève, tagliavano la Rue Saint-Jacques dove s'incontra ora con la Rue Soufflot e venivano a terminare in faccia al Louvre (la fortezza che il re aveva fatto innalzare sulla riva destra) con un torrione detto Hamelin (più tardi di Nesle). Da allora la città si è sviluppata in modo dissimmetrico, sì che il muro successivo, eretto circa due secoli dopo sotto Carlo V (1370), ha spostato i limiti solo sulla riva destra. Questa nuova cerchia ha compreso nella città il Louvre (diventato da cittadella palazzo), le Bourg l'Abbé, le Temple, le Bourg Saint-Éloi e una parte del Bourg Saint-Antoine; in questa direzione Parigi era chiusa e difesa dalla Porta Saint-Antoine e da quella bastille che divenne poi celebre come prigione di stato; il fossato fu scavato in questo tratto nel letto della Senna quaternaria; Carlo V abbandonò inoltre l'isola e pose la sua residenza sulla riva destra. Al tempo di Luigi XIII la cinta della riva destra fu ancora spostata, dato che Parigi s'era intanto allargata al difuori di essa. Dalla Senna alla Porta Saint-Denis comprese il castello delle Tuileries, che era stato costruito da Caterina de' Medici, e le colline di Saint-Roch e dei Moulins. Solo nel sec. XVIII Parigi acquistò un nuovo disegno, quadruplicando la superficie con la cinta dei Fermiers-Généraux (1784-1791). Per difendere i nuovi quartieri Luigi XVI ordinò di costruire un nuovo muro, il cui tracciato fu poi trasformato quasi per intero in una serie continua di boulevards (riva destra: Boulevard de Courcelles, des Batignolles, de Clichy, Rochechouart, de La Chapelle, de la Villette, de Reuilly, Belleville, de Ménilmontant, de Charonne, de Picpus, de Reuilly, de Bercy; sulla riva sinistra Boulevard de l'Hôpital, Blanqui, Saint-Jacques, de Vaurigard e de Grenelle). Dell'antica cinta di Carlo V restò conservata solo quella parte che va da Piazza della Bastiglia a Porta Saint-Denis. Nei nuovi limiti la cinta comprese verso nord tutto l'antico letto della Senna quaternaria e anche qualche tratto dei dintorni collinosi tra Belleville e Montmartre verso quella zona depressa che costituisce il passaggio naturale che conduce a Saint-Denis e dove s'erano formati i borghi industriali e operai della Chapelle e della Villette. Orti e giardini, che un tempo s'avvicinavano alla città, sono respinti in zone sempre più periferiche. La cinta successiva risale al 1841-45 e consiste in una fascia di bastioni fatti costruire da A. Thiers. Questa cerchia è stata demolita per la massima parte e trasformata in campi sportivi e giardini, essendo stata intanto costruita tra il 1870 e il 1875 una nuova linea di 160 km. di sviluppo, formata da capisaldi diíensivi descriventi un poligono. La città, che fino al principio del sec. XIX aveva mostrato una minima forza d'espansione, a partire dal 1850 s'estende con moto accelerato, congloba Montmartre, scala le colline di Belleville, supera le terrazze di Chaillot e di Passy e s'espande ormai in forma non più concentrica ma tentacolare, dato che le ferrovie e le tramvie permettono di ricercare i luoghi maggiormente adatti per le industrie.

Anche il corso della Senna con l'andare dei secoli ha subito modifieazioni profonde. Con Enrico IV l'Île aux Boeufs fu saldata alla punta occidentale della città; sotto Luigi XIV le isole basse e paludose di Notre-Dame e des Vaches furono riunite formando l'Île Saint-Louis che oggi presenta in parte rive artificiali e ha molti alberghi. Nel 1737-40 è stata prosciugata la palude verso la quale Parigi mandava i rifiuti, dove è ora Rue de la Victoire; mentre le paludi a occidente della riva destra furono disseccate alla fine del regno di Luigi XV (Piazza Luigi XV, Champs-Elysées, Faubourg Saint-Honoré). Sotto Napoleone I l'isola Louviers fu collegata alla riva destra. Col Secondo Impero un'isola artificiale, l'Île aux Cygnes, venne costruita tra Grenelle e Auteuil. Inoltre il suolo delle isole e delle rive è stato alzato per evitare le inondazioni e il letto del fiume, stretto e approfondito, limitato da potenti muraglioni (quais). Il canale principale è lungo ora nel tratto urbano 12.340 m. ed è superato da 38 ponti.

Entità dello sviluppo topografico. - Al tempo dell'imperatore Giuliano, Parigi abbracciava un'area di appena 65 ha.; sotto Carlo V ha già 805 ha. e passa poi da 946 ha. sotto Enrico IV a 1840 sotto Luigi XIV. Al tempo di Luigi XVI aumenta a 2770, sotto Napoleone III a 3402. Con l'aggregazione del Bois de Boulogne (1859), che era foresta demaniale, passa a 4275 ha., aumentati nello stesso anno a 7802 in seguito all'aggregazione della cinta fortificata, che fece incorporare i 4 comuni di La Villette, Belleville, Vaugirard, Grenelle e una parte dei comuni di Auteuil, Passy, Batignolles, Montmartre, La Chapelle, Charonne, Bercy. Nel 1925 sono stati poi aggregati i terreni di pertinenza militare d'Issy-les-Moulineaux in modo da passare a 8622 ha. e successivamente a 104,02 kmq. dopo l'aggregazione di tutto il Bois de Boulogne, del Bois de Vincennes e della zona militare. In questi limiti Parigi si estende da E. a O. per 12 km. e da N. a S. per 9 km. e occupa poco meno d'un quarto del dipartimento della Senna (487,7 kmq.). La città si suddivide in 20 arrondissements, ciascuno con un maire: I, Louvre; II, Bourse; III, Temple; IV, Hôtel de Ville; V, Panthéon; VI, Luxembourg; VII, Palais-Bourbon; VIII, Élysée; IX, Opéra; X, Enclos-Saint-Laurent; XI, Papincourt; XII Reuilly; XIII, Gobelins; XIV, Observatoire; XV, Vaugirard; XVI, Passy; XVII, BatignollesMonceau; XVIII, Butte-Montmartre; XIX, Buttes-Chaumont; XX, Ménilmontant. Ogni arrondissement si suddivide poi in quattro quartieri. L'amministrazione della città è devoluta al préfet de la Seine e al préfet de police, entrambi nominati dal governo, e dal Conseil municipal, di nomina elettiva.

Dati demografici. - Già nel Medioevo Parigi era una città importante, contando alla fine del sec. XIII, quando la sua università attirava studiosi da tutta l'Europa, 216 mila abitanti; altrettanti ne troviamo alla fine del sec. XVI, aumentati poi a 492 mila sotto Luigi XIV. Nel 1719 sono 509 mila, nel 1801 548 mila. Il milione viene raggiunto intorno al 1851 e per gli anni successivi si hanno i seguenti dati: 1870: 1.825.274 ab.; 1881: 2.245.000; 1900: 2.714.000; 1931: 2.891.000, pari a un quattordicesimo della popolazione francese. Nell'anteguerra l'aumento annuo era in media di 15-20 mila abitanti; più di recente si è verificata invece una leggiera diminuzione, specie nei dieci arrondissements del centro, compensata però dallo sviluppo della banlieue (dipartimento della Senna e zone vicine nei dipartimenti di Seine-et-Oise e Seine et-Marne, con una superficie complessiva di 1400 kmq.). Basterà ricordare che il comune di Asnières, che aveva solo 346 ab. nel 1801, era aumentato nel 1931 a 64.100 ab., che Saint-Denis passa nello stesso periodo da 3914 a 81 mila ab. e Saint-Maur da 558 a 57.600. Lo sviluppo dei sobborghi è stato ingente soprattutto a partire dal 1881. Dal 1876 al 1901, 30 dei 79 comuni del dipartimento della Senna hanno più che triplicato i loro abitanti; in questi ultimi anni l'aumento è stato sensibile soprattutto presso il meandro più occidentale della Senna e nei comuni di NE. L'agglomerazione parigina (comune di Parigi, dipartimento della Senna e zone contermini dei dipartimenti di Seine-et-Oise e Seine-et-Marne) conta ora 4.933.000 ab. (di cui oltre due milioni vimno nella banlieue in luogo di 84 mila come nel 1801), in modo che Parigi viene superata per popolazione soltanto da New York e da Londra. Come densità Parigi è invece di gran lunga al primo posto, avendo (nel comune) 36.800 ab. per kmq., mentre Londra ne ha solo 14.790 e New York 6252. La densità raggiunge valori altissimi nei quartieri industriali della riva destra, come in quello di Saint-Gervais, che ha ben 106.900 ab. per kmq. Migliori sono le condizioni nella banlieue, dove la densità media (escluso il comune di Parigi) è di 4600 ab. per kmq., in costante aumento per l'esodo dal centro, reso sempre più rapido per lo sviluppo di migliori mezzi di comunicazione. Il dipartimento della Senna ha una densità di 9663 ab., di molto superiore a quella della Grande Berlino (4353 ab. per kmq.).

L'accrescimento della città è per la massima parte dovuto all'immigrazione, sia di Francesi, sia di stranieri (che nel 1926 erano 293 mila), ai quali la Francia ha offerto larghissima ospitalità e non di rado posti elevati nella vita pubblica e letteraria (basterà ricordare Mazzarino, Necker, Masséna). I Francesi immigrati hanno spesso particolari professioni e abitano di preferenza alcuni quartieri; i Savoiardi sono in gran numero fumisti e spazzacamini, gli Alverniati mercanti di carbone e di vino, quelli del Limosino muratori, quelli della Corrèze autisti. Gli Alsaziani e i Lorenesi vivono di preferenza a N. e a NE.; i Bretoni a SO., i Còrsi al centro e a S. Tra gli stranieri sono al primo posto gl'Italiani (53.500); seguono Russi (35.000), Belgi (30.500), Polacchi (30.200). Caratteristico poi il fatto (connesso con la limitata natalità, che si aggira sui 16 per mille ogni anno) che Parigi è una città d'adulti, la classe d'età compresa fra i 20 e i 39 anni contenendo oltre il 40% della popolazione totale. Alto è poi il numero delle donne, che supera alquanto quello degli uomini.

Caratteristica del parigino è la tenacia e volontà, non disgiunta talora da un tal quale scetticismo rispetto alle persone e alle cose, una certa riservatezza, la parsimonia, la generosità, lo spirito d'iniziativa e una pronunciata passione per le cose politiche. La laboriosità della borghesia è uno dei fattori spesso trascurati ma non ultimi dello sviluppo di Parigi.

Aspetti della vita economica. - Capitale d'una grande potenza europea, che possiede un vasto impero coloniale, oltre ad essere sede d'innumerevoli uffici pubblici e privati e centro culturale di prim'ordine, frequentato da circa i due terzi degli studenti universitarî francesi (24 mila) e da molti stranieri (8 mila), Parigi è anche una grande città industriale, modernamente attrezzata, sede di manifatture molto varie, che dànno lavoro nell'agglomerazione parigina a un milione e un quarto d'operai. Fino alla metà del secolo XIX prevalevano le piccole industrie a domicilio, che impiegavano pochi operai specializzati, i quali avevano le loro botteghe nei quartieri del centro; poi con l'era del ferro e del carbone si è sviluppata la grande industria, specie nella banlieue. Quella metallurgica, che conta a Parigi 27 imprese con più di 500 operai, ha trovato posto soprattutto a N. e a NO. presso le linee ferroviarie e i canali navigabili, mentre a O. (Billancourt, Javel, Issy-les-Moulineaux, Clichy) si è sviluppata l'industria delle automobili e degli aeroplani. Importante è anche quella chimica (grassi, saponi, colori, concimi, acido solforico, prodotti farmaceutici, manifatture di caucciù), l'industria dei generi alimentari (raffinerie di zucchero; carni in conserva, cioccolato), le imprese di costruzione, le fabbriche di mobili (nel Faubourg Saint-Antoine), quelle del vestiario e abbigliamento (che dànno lavoro a 190 mila persone), le industrie tipografiche (50 mila addetti), quelle dei metalli preziosi e dei cosiddetti articles de Paris (fiori artificiali, ventagli, giocattoli, articoli per giocatori, ninnoli varî, ecc.).

Intensissimi sono il traffico e la circolazione urbana. Esistono infatti 187 mila automobili (i ogni 15 abitanti), numerose stazioni ferroviarie (create tra il 1840 e il 1849), che trasportano i viaggiatori (in media 285 mila ogni giorno) fino nel centro della città, un'estesa rete di linee sotterranee metropolitane (in forma abbreviata métro). Il traffico urbano è gestito da una società (Transports en commun de la région parísienne) che possiede 118 linee di tram (1100 km. di percorso) e 108 linee di autobus (600 km.), le quali percorrono ogni anno circa 150 milioni di km. e trasportano un miliardo di viaggiatori. Il métro (inaugurato nel 1900) costituisce ora una rete di 143 km., costruita spesso con grandi difficoltà tecniche, dovendo attraversare la Senna (5 gallerie sotto il letto del fiume) e incrociare con le altre linee di canalizzazione. È stata già predisposta una serie di lavori per estendere il métro ai dintorni di Parigi. Ora trasporta in media ogni anno 930 milioni di viaggiatori (1931). I treni, composti per lo più di 5 vetture (capaci di 540 posti), si succedono nelle linee principali a due minuti di distanza, sì da traversare la città (dalla Porta di Vincennes alla Porta Maillot) in circa mezz'ora. Il traffico è intenso specie tra le 7 e le 9 e tra e 18 e le 19, presso i nodi di Bastille, Maillot, Vincennes e alle stazioni di Saint-Lazare, Nord, Est, Lyon. Nel 1910 fu inaugurata anche una linea nord-sud, poi fusa con il métro. Il traffico urbano si vale inoltre d'una linea ferroviaria circolare di 35 km. (PetiteCeinture), con 29 stazioni lungo la linea e 8 in corrispondenza delle stazioni ferroviarie urbane, la quale fa il giro di Parigi all'interno delle fortificazioni e collega le diverse reti. Questa linea trasporta annualmente circa 10 milioni di persone. Si calcola poi che le linee ferroviarie trasportino a Parigi annualmente circa 7 milioni di tonnellate di merci e ne trasportino fuori circa 3 milioni. Il traffico si svolge anche sulla Senna che si può considerare, nel tratto parigino, come un porto continuo. Un bacino portuale (munito di magazzini e di granai) è stato creato nel quartiere della Villette; esso comunica a S. col canale Saint-Martin (m. 4530 in parte sotterraneo), a N. col canale Saint-Denis (m. 6750, approfondito fino a m. 3,20 nel 1892), entrambi in comunicazione con la Senna per mezzo di alcune chiuse e col più lungo canale dell'Ourcq (km. 107,9) che l'unisce al fiume Ourcq. I porti principali a monte di Parigi sono quelli di Bercy (vini), della Rapée (legno), di Saint-Bernard (farina), della Gare (petrolio), di Henry IV (materiali da costruzioni); a valle di Parigi Javel (per i rifiuti), Grenelle, Suffren, La Bourdonnais, Auteuil, Passy. Due nuovi porti si stanno costruendo a monte e a valle (Gennevilliers e Boneuil). Punti di concentrazione del traffico si trovano a Saint-Denis, Saint-Ouen, Aubervilliers, Pantin. Avendo la funzione di alimentare una zona dove l'industria è molto sviluppata, il movimento portuale presenta un forte squilibrio tra gli arrivi (circa il 70%) e le partenze (30%). Nel 1932 il traffico ha raggiunto i 15 milioni e mezzo di tonn. (1872: 2,8 milioni; 1924, 13 milioni); i bisogni sempre crescenti di Parigi hanno fatto notevolmente aumentare il traffico sulla Senna. Le merci più importanti sono il carbone e i materiali da costruzione, cioè merci di non grande valore, poi legno, petrolio, grano, vino, zucchero. La principale società di navigazione è la Compagnie générale de navigation Le Havre-Paris-Lyon-Marseille. Il fiume (i cui mercanti hanno dato nel sec. XIV il motto alla città: "Fluctuat nec mergitur") serviva un tempo anche al trasporto delle persone, ma poi la costruzione di mezzi più rapidi e di molti ponti hanno fatto diminuire l'importanza di questo traffico.

Parigi è inoltre un centro importante per la navigazione aerea, e mantiene servizi regolari con Bordeaux, Madrid, Costantinopoli, Londra, Marsiglia, Amsterdam, Berlino. Nel 1932 partirono e arrivarono 9285 aeroplani, trasportando 64 mila passeggeri, un milione e mezzo di chilogrammi di merci e 31 mila kg. di posta. L'aeroporto si trova a Le Bourget, a N. della città.

Il commercio dà lavoro a Parigi a moltissime persone: caratteristico è il fatto che molti rami commerciali si sono concentrati di preferenza in qualche quartiere. Così i principali antiquarî sono a Rue La Boétie, Rue Laffitte, Rue des Saints-Pères, le confezioni a Rue de Rivoli, i mobili a Boulevard Magenta, i tessuti a Rue du Sentier e presso Saint-Denis, le porcellane a Rue de Paradis, i libri al Boulevard Saint-Germain, le automobili ai Champs-Èlysées, il commercio di lusso presso l'Opéra, Place Vendôme, Rue Royale, i diamanti a Rue Lafayette, i giornali a Rue du Croissant, i battiloro a Porte Saint-Martin. Il mercato di grano più importante è alla Bourse de Commerce (Rue du Louvre), quello di bestiame a La Villette, in vicinanza dei mattatoi. I generi alimentari hanno il loro quartiere presso le Halles, spaziose, alte, diritte, quasi eleganti nella loro solida costruzione di ferro, che accoglie giorno e notte migliaia di furgoni carichi di vettovaglie. Lo sviluppo delle comunicazioni e l'aumento degli abitanti ha sempre più allargato il cerchio delle località che contribuiscono ad alimentare la città, la quale riceve annualmente per ferrovia 53.000 tonn. di grano, 59 mila tonn. di farina, 289 mila tonn. di patate, 335 milioni di litri di latte (da località sempre più lontane, verso N. fino ad Amiens, verso NO. fino a Rouen), 10 mila tonn. di burro (di cui 4700 dalla Charente e 3500 dalla Normandia e Bretagna), 21 mila tonn. di formaggio, 12 mila di uova, 32 mila di pesce, 145 mila di frutta e legumi (di cui circa un sesto dall'estero, non esclusa l'Italia). Tipica delle cantine di Parigi è la coltura d'un fungo mangereccio, l'Agaricus campestris. Servono poi ad alimentare la città 307 mila capi di bestiame grosso, 190 mila vitelli, 980 mila montoni, 281 mila maiali, 19 mila tonn. di volatili. Occorre anche ricordare che Parigi è sede di molte case commerciali che trattano affari fuori di Parigi e che dal 1920 è stata inaugurata la Fiera di Parigi, che si svolge al principio di maggio all'Esplanade des Invalides. Né va trascurato il fatto che Parigi è meta d'una quantità innumerevole di stranieri che vi trovano godimento artistico e intellettuale, e meta soprattutto di Francesi, attirati dal fascino della città ricca e fastosa. Quartiere d'artisti è quello di Montmartre, dove sono pure molti luoghi di divertimento per forestieri, continuatori di quel Cabaret du Chat-Noir, fondato nel 1884 da R. Salis.

Gli acquedotti principali di Parigi sono quelli della Dhuis (Aisne, inaugurato nel 1865, lungo 114 km.) e della Vanne (costruito nel 1868-74, lungo 173 km.), entrambi ideati sotto il Secondo Impero dall'ingegnere Belgrand, poi quello dell'Avre (Eure, costruito nel 1893, lungo 120 chilometri), di Loing e Lunain (73 km.) e della Voulzie (costruito nel 1925). Si utilizza pure, sterilizzandola presso le officine d'Ivry e di Saint-Maur, l'acqua della Senna e della Marna e si cerca di trarre profitto dell'acqua dei pozzi artesiani perforati fino a 800 m.; dato però che si hanno a disposizione soltanto 450 milioni di mc. ogni anno si pensa di costruire un nuovo acquedotto che porti a Parigi acque del bacino della Loira. L'acqua (non potabile) che serve per fini industriali o per lavare le strade è condotta da località diverse con una canalizzazione apposita. Dopo l'uso tutte queste acque sono poi scaricate (con una rete di collettori di 1728 km.) molto a valle di Parigi; un'officina posta presso Clichy toglie alle acque le materie solide e quindi esse vengono condotte presso Asnières e nelle vicinanze di Saint-Denis dove servono a fertilizzare una cinquantina di chilometri quadrati di terreno.

Il centro e i quartieri. - Parigi offre una grande disparità rionale e la Senna forma tuttora una linea che divide la città in due parti distinte (Rive Droite e Rive Gauche). Difficile è definire quali siano le caratteristiche principali di Parigi, dato che esse risultano da piccoli e grandi fatti che nell'insieme costituiscono il fascino e la bellezza della città. Qua sono palazzi grandiosi come il Louvre, che accoglie capolavori d'ogni popolo e d'ogni tempo, là negozî di gusto raffinato e perfetto come quelli di Rue de la Paix, Avenue de l'Opéra, Rue Royale; qua le belle prospettive offerte dai ponti o dai quais, dove espongono i loro libri usati innumerevoli venditori (bouquinistes), là gli enormi magazzini a prezzo fisso; e poi l'animazione stessa delle strade del centro, piene di traffico.

L'isola (Cité), che è ora il centro giudiziario del paese, sede com'è del Palais de Justice (sul posto dell'antico Palazzo reale), vede sorgere sulle sue rive anche la chiesa cattedrale (Notre-Dame) e la Sainte-Chapelle, ma non ha invece le funzioni di centro del commercio, dato che possiede solo qualche bottega d'orefice e un mercato di fiori. Nel sec. XVI e XVII vi era invece una certa attività industriale e i ponti che vi mettevano capo erano forniti di botteghe, ma dopo che fu costruito il Pont-Neuf (1606) essa perdette il monopolio del passaggio e il centro cominciò a spostarsi verso NO. Essa ha preso la fisionomia attuale sotto il Secondo Impero; gli abitanti, che erano ancora 15.400 nel 1795, sono diminuiti a 4299 nel 1921.

Sulla riva sinistra, nel Quartiere Latino, si raccolgono i centri principali di studio, la Sorbona, il Collège de France, l'École polytechnique, l'École normale superieure e altri istituti universitarî, posti presso la Montagne Sainte-Geneviève, coperta un tempo da povere costruzioni e strade strette, più tardi allargate, mentre nei quartieri vicini (dell'Odéon, della Monnaie, di Saint-Germain-des-Prés) sono molti stampatori, rilegatori, fotografi e altri che esercitano attività connesse col mondo culturale. Da questa parte della Senna vi è pure il Palazzo del Lussemburgo, che è la sede del Senato (mentre invece la Camera risiede nel palazzo Borbone), il Panthéon, l'Hotel des Invalides con la Scuola militare, il Jardin des plantes.

Sulla riva destra tra la Senna e i Grands Boulevards, larghi in media 30 m. e lunghi 4300, che vanno dalla Piazza della Bastiglia (a oriente) alla chiesa della Madeleine (a occidente) e limitano una vasta zona semicircolare che comprende 4 arrondissements (Boulevard Beaumarchais, Filles-du-Calvaire, Temple, Saint-Martin, Saint-Denis, Bonne-Nouvelle, Boulevard des Italiens, des Capucines, Madeleine), si trova il nucleo più splendido di Parigi, pieno di uffici, negozî, alberghi, monumenti, industrie di lusso. Ivi pulsa la vita commerciale della città, specie nel tratto che va dalla Tour Saint-Jacques de la Boucherie e dalle Halles fino alla Borsa da una parte e dall'altra fino alla Bastiglia. La linea dei Boulevards è pure molto frequentata e piena di magazzini, ricchi e lussuosi specialmente nelle vicinanze della chiesa della Madeleine. Questa zona confina col quartiere dell'Europa dove sono molti ricchi negozî con case e ville di benestanti. Lo stesso si dica del quartiere dei Champs-Élysées, del Faubourg du Roule (VIII arrondissement) e della zona Passy-Auteuil. Il quartiere dei Marais (tra la Piazza della Bastiglia e il Boulevard di Sebastopoli) era caratteristico un tempo per i molti alberghi e per l'attività industriale (piccole officine), mentre ora è abitato dalla ricca borghesia. Le principali vie della zona vicine alla Senna, come Rue de Rivoli, sono state allargate nel periodo 1853-70; Rue de Rivoli e l'Avenue de l'Opéra mettono capo alla Place du Palais-Royal, che si può considerare il vero centro di Parigi.

Al di là dei boulevards si trovano quartieri più densamente popolati, come quello della Chaussée d'Antin, pieno di banche e di società commerciali, il Faubourg Montmartre (con molti alberghi) e quello di Rochechouart (impiegati di medie condizioni, piccoli commercianti). Punti d'attrazione sono le grandi stazioni ferroviarie: Saint-Lazare, Nord, Est, Vincennes, Lyon, Montparnasse. Quartieri poveri, abitati da operai, sono quelli di Grenelle, Javel, Saint-Lambert, Plaisance e vie lunghe, tetre, con case alte si trovano presso La Villette, Belleville, Charonne. Alla periferia si fa poi sempre maggiore l'attività industriale, che si ricollega con gli stabilimenti posti fuori del comune di Parigi, nel dipartimento della Senna o in quelli contermini. Anche gli orti e i giardini si fanno più frequenti. Una linea ininterrotta di boulevards, che portano i nomi dei più celebri generali del Primo Impero, corre all'interno delle fortificazioni e circonda tutta la città, la quale viene inoltre attraversata da due arterie centrali, la prima da ESE. a ONO. tra Porta di Vincennes e Porta Maillot, la seconda da NNE. a SSO. tra Porta della Villette e Porta d'Orléans. Per altre caratteristiche della banlieue parigina, v. senna, dipartimento della.

Fortificazioni. - Nel tracciare le vicende dello sviluppo urbano di Parigi si è già fatto cenno delle successive cinte fortificate della città, da quella di Filippo Augusto, fino a quella fatta costruire dal Thiers nel 1841-45. Quest'ultima, eretta dal generale Dode de La Brunerie, consisteva in una cinta bastionata e in 16 opere staccate, distanti da 1800 a 5000 m. dalla cinta stessa, a intervalli variabili fra loro da 1200 a 1500 m. secondo le condizioni del terreno; faceva eccezione il forte del Mont Valérien, situato a distanza notevolmente superiore in posizione dominante e protetta dalla Senna nel tratto da Issy a Saint-Denis. La cinta, dello sviluppo di 33 km., consisteva in 94 bastioni (67 sulla riva destra della Senna e 27 su quella sinistra), con relativo fossato, largo 11 m. e profondo 6, senza altre opere addizionali, a eccezione d'una strada coperta. Le opere staccate, disposte su un poligono di 55 km. di perimetro, erano costituite a fronte bastionato, con un rivellino al fronte di gola e sprovviste, come la cinta, di traverse e di locali alla prova. Di queste opere, 10 si trovavano sulla riva destra della Senna (forte di Charenton, con le ridotte di Gravelle e della Faisanderie, alla confluenza della Marna con la Senna; forte Nogent, con la ridotta di Fontenay; forte di Vincennes; forte di Rosny, con la ridotta della Boissière; forte e ridotta di Noisy; forte di Romainville, con la ridotta di Pantin; forti d'Aubervilliers, dell'Est, la doppia corona del nord e il forte della Briche) e sei su quella sinistra (forte del M. Valérien, in una bellissima posizione dominante l'ansa di Gennevilliers; forti d'Issy, di Vanves, di Montrouge, di Bicêtre, e infine il forte d'Ivry, poco distante dalla riva sinistra dalla Senna e collegato con il forte di Charenton).

Intorno alla città, ma all'interno della cinta, in seguito fu costruita una ferrovia di collegamento, detta poi la "Petite-Ceinture", per distinguerla dall'altra costruita dopo il 1870.

Così fortificata, Parigi era certamente una delle più munite piazzeforti del periodo che precedette l'invenzione delle artiglierie rigate. Ma, con i progressi della tecnica artiglieresca essa rimase arretrata, e fece cattiva prova nel 1870. Dopo quella guerra, i Francesi decisero di accrescere le difese della loro capitale. Le opere aggiunte a partire dal 1871 diedero alla piazzaforte la forma d'un vasto campo trincerato a tre gruppi di opere staccate, rispetto ai quali i forti eretti nel 1842 vennero a costituire la parte arretrata. I settori cui corrisposero questi gruppi di opere, o campi trincerati, erano determinati: a nord-est dalla grande pianura che si estende fra Gonesse, Aubervilliers e Mitry, in parte inondabile con le acque del Croud e della Morée; a sud-est, dalla pianura compresa fra Villeneuve, Villejuif, Sceaux e Champlan, percorsa dalla Senna (tronco a monte di Parigi) e dalla Bièvre, suo affluente; a nord-ovest, dal corso tortuoso della Senna a valle di Parigi, fra l'altipiano di Cormeille e quello di Marly (a Saint-Germain). I tre gruppi di opere staccate risultarono così situati: a nord, il campo trincerato detto di Saint-Denis; a nord-est, il campo trincerato o lo sbarramento, compreso fra Vaujours e Villeneuve; a sud-ovest il campo trincerato di Versailles. Il campo trincerato del nord era destinato a rinforzare i punti più deboli e più esposti dalle antiche fortificazioni e a mettere Saint-Denis al coperto da un bombardamento. Il campo trincerato o sbarramento nord-est, era costituito dall'insieme delle fortificazioni poste sul gruppo di colline di Livry, di Vaujours, Montfermeil e Chelles, a destra della Marna, e sugli altipiani di Villiers e Champigny fra la Marna e la Senna. Il campo di sud-ovest si estendeva dagli altipiani di Palaiseau, Verrières e Chaillon sulla Bièvre fino a Saint-Germain sulla Senna. Le opere, a seconda delle disposizioni topografiche del terreno, occupato o battuto, si potevano riunire in tre gruppi: il primo sull'altipiano della Bièvre, il secondo sulla posizione di Verrières e sull'altipiano di Chatillon, il terzo sull'altipiano di Marly. Altre opere avanzate dovevano essere dislocate presso Saint-Jamme, Aigremont, sull'altipiano di Bas-Breteuil e sulle alture di Hautie confluente dell'Oise. Per facilitare i movimenti di truppe e stabilire rapide comunicazioni fra le differenti posizioni, fu costruita, dietro la linea delle nuove opere, una strada ferrata di collegamento detta la "Grande-Ceinture". Con lo sviluppo conferito alle fortificazioni di Parigi, sembrava a taluni che la vecchia cinta continua non fosse più necessaria per la difesa della piazza; perciò si proponeva di demolirla, tanto più che essa impediva l'estendersi della città; ma le autorità militari furono sempre restie ad aderirvi. All'atto della mobilitazione del 1914 esisteva un piano di difesa che considerava, altresì, la costruzione di batterie occasionali negl'intervalli, di trinceramenti, di ostacoli, ecc., in misura notevolissima, e il generale Hirschauer, nominato comandante del Genio del campo trincerato di Parigi, dovette superare non poche difficoltà sia nell'organizzazione dei lavori, sia nella provvista dei materiali e macchinarî di costruzione, sia nei riguardi della mano d'opera e dei mezzi di trasporto occorrenti. Dopo la vittoria della Marna l'organizzazione difensiva fu ultimata e fu ricostituito il parco del genio.

Il campo trincerato di Parigi non ebbe occasione di sparare neppure un colpo di cannone; nondimeno ebbe la sua funzione strategica importantissima allorché costituì l'appoggio dell'ala sinistra dell'esercito francese ritiratosi dietro la Marna. e il perno di manovra della controffensiva diretta contro il fianco occidentale delle armate tedesche (v. guerra mondiale).

Bibl.: J. G. Kohl, Die geographische Lage der Hauptstädte Europas, Lipsia 1874, pp. 133-62; Atlas des anciens plans de Paris, Parigi 1877-80; P. Dupuy, Le sol et la croissance de Paris, in Annales de géographie, IX (1900), pp. 340-58; G. Riat, Paris, Parigi 1907; M. Poète, L'enfance de Paris. Formation et croissance de la ville des origines jusqu'au temps de Philippe Auguste, ivi 1908; Ch. Duplomb, Histoire générale des ports de Paris, ivi 1911; E. Clouzot, Les inondations à Paris du VIe au XXe siècle, in La géographie, 15 febbraio 1911; A. Niceforo, Parigi. Una città rinnovata, Torino 1911; G. Lenôtre, Le vieux Paris, voll. 3, Parigi 1913-14; P. Köppelin, Le bassin parisien, ivi 1914; G. Lemarchand, Le port de Paris et ses affluents commerciaux, ivi 1916; E. Colin, Le port de Paris, ivi 1920; L. Gallois, The origin and grown of Paris, in Geogr. Review, XIII (1923), pp. 345-67; G. Caraci, A proposito dell'origine e dello sviluppo di Parigi, in Rivista geografica italiana, 1924, pp. 188-95; R. Michels, Caratteristiche parigine, in Nuova Antologia, 16 novembre 1924; G. Hanotaux, La "Parisis" cellule originaire de l'unité franåaise, in Revue hebdomadaire, 28 giugno 1924, pp. 387-401; A. Dauzat-F. Bournon, Paris et ses environs, Parigi 1925; M. Poète, Une vie de cité: Paris de sa naissance à nos jours, ivi 1925; id., Comment s'est formé Paris, ivi 1925; J. Brunhes e P. Beffontaines, Géographie humaine de la France, II, pp. 1-50, ivi 1926; P. Le Conte, La situation géographique de Paris, in Bulletin de la Société royale de géographie d'Anvers, XLVIII (1928), pp. 42-61, 177-202; A. Guérard, L'avenir de Paris, Parigi 1929; L. Hourticq, Paris vu du ciel, ivi 1930; M. Foncin, La Cité, in Annales de géographie, XL (1931), pp. 479-503; A. Demangeon, Paris, la ville et sa naissance, Parigi 1934. Cfr. anche l'articolo Paris nel Dictionnaire géographique et administratif de la France di P. Joanne, V; e quello (con ampia bibliografia) dedicato a Parigi nel Nouveau dictionnaire de géographie universelle di L. Vivien de Saint-Martin.

Storia.

La città dei Parisii, Lutezia, è ricordata la prima volta da Cesare nel De Bello Gallico: nel 53 a. C. (VI, 3, 4) egli vi riunì l'assemblea generale della Gallia; nel 52 (VII, 57 e 58) il suo luogotenente Labieno vi sconfisse l'esercito di Camulogeno. Lutezia era già un'importante località di transito dalla Celtica alla Belgica, e un centro di piccola navigazione fluviale. La città occupava soltanto l'isola della Cité. Nel sec. I d. C., la Parigi gallo-romana si estese sulla riva sinistra, ricoprendo l'altura di Sainte-Geneviève. La pianta della nuova città venne tracciata secondo i principî romani, con l'incrocio del decumanus e del cardo. L'asse nord-sud, che formava il cardo maximus, era costituito dalla strada d'Orléans, il cui tracciato corrisponde all'attuale Rue Saint-Jacques; l'asse est-ovest si rintraccia in diversi punti, segnatamente nella Rue des Écoles e in quella Cujas. Il tracciato regolare a quadrilatero dovette essere alquanto alterato dall'esistenza di strade più antiche che univano Lutezia al rimanente della regione e che dovettero essere conservate.

Alla fine del sec. III il cesare Costanzo Cloro, il quale aveva la prefettura delle Gallie (Gallia, Spagna, Britannia), si fece costruire un palazzo nella città (il futuro palazzo dei re franchi e nucleo dell'attuale Palazzo di giustizia), nel quale Giuliano l'Apostata ebbe residenza nel 358, dopo che esso era stato ricostruito e ampliato. Egli non si stanca di celebrare nelle sue opere, specialmente nel Misopogon, il sito e il clima di Lutezia. Il palazzo imperiale ospitò anche per qualche tempo Valentiniano I e Graziano. Ma se, grazie a queste circostanze, Lutezia apparve sotto un certo punto di vista quasi una capitale, essa rimase tuttavia incorporata nella provincia Lugdunense IV, la cui capitale era Sens; e poiché la ripartizione ecclesiastica della Francia si è modellata su quella dell'amministrazione romana, la diocesi di Parigi rimase suffraganea di quella dì Sens fino al 1622, anno in cui fu istituito l'arcivescovato di Parigi. A quel tempo Lutezia non contava più di 10 o 12 mila abitanti, e la sua popolazione diminuì ancora maggiormente nel secolo V durante le invasioni barbariche, nonostante la cinta fortificata eretta per difenderla da esse. Alla stessa epoca sembra affermarsi decisamente il sopravvento della denominazione attuale della città sopra quella di Lutezia, dapprima sotto la forma di civitas (o urbs) Parisiorum, poi sotto quella più semplice di Parisii o Parisiis (locativo indeclinabile). Un poco prima, nel sec. III (non nel I come è stato spesso affermato), comincia la penetrazione del cristianesimo a Parigi, consacrata dall'esecuzione dei martiri su una collina della riva destra, che da essi ha preso il nome di Montmartre (Mons Martyrum), e che si sviluppò grazie alla protezione accordata al nuovo culto da Costanzo Cloro, padre di Costantino. Nel 360 si tenne a Parigi un concilio che fece prevalere nelle Gallie l'autorità di Ilario di Poitiers, l'avversario dell'arianesimo. Una leggenda, assai dubbia peraltro, fa di San Dionigi il fondatore della diocesi; ma il grande evangelizzatore di Parigi sembra essere stato San Marcello, vescovo dal 410 al 436. Nel sec. V la comunità parigina riceve lustro da Santa Genoveffa (nata verso il 419, morta verso il 502), che nel 452 protesse Parigi contro gli Unni. A quel tempo Parigi faceva parte del regno "romano" di Egidio, poi di Siagrio, e non è impossibile che l'ostinazione con la quale i Parigini resistettero ai tentativi dei re franchi, sia stata alimentata dai consigli di Santa Genoveffa, in lotta contro il paganesimo. Comunque sia, soltanto dopo che fu consacrato a Reims (497), Clodoveo poté penetrare nella città, la quale, secondo Gregorio di Tours, divenne la capitale del suo regno.

A Parigi risiedettero Chidelberto, Clotario, e Clodomiro. Ma nel 567, alla morte di Cariberto, re di Parigi dal 561, i tre fratelli superstiti, Chilperico, Gontrano e Sigeberto, ritenendo che il possesso esclusivo della città avrebbe conferito troppa potenza a colui che ne avesse goduto, decisero di lasciarla indivisa, senza che alcuno degli aventi diritto avesse facoltà di penetrarvi tranne che col consenso degli altri. Ma lo splendore dato a Parigi dalla protezione dei primi re franchi venne meno con la decadenza tlgi Merovingi, l'abbassamento generale della civiltà, il trasferimento ai maestri di palazzo dell'attività di governo nelle città. Pipino il Breve non abbandonò interamente Parigi, ma Carlomagno risiedette quasi esclusivamente nei dominî del fisco imperiale e ad Aquisgrana, e parimenti Ludovico il Pio; Carlo il Calvo non visitò la regione parigina che per motivo della sua devozione a San Dionigi. Parigi era allora governata da un conte, la cui autorità, colà come altrove, si trasformò gradatamente da potere delegato a signoria feudale. Verso l'880 l'antica Lutezia non è più se non la capitale d'una contea, essa stessa, a sua volta, parte del ducato di Francia o della Transequania, cioè del nucleo del regno che fu ricostituito dai Robertini. Infatti Odo, divenuto conte di Parigi alla morte di suo padre Roberto il Forte (866), difese la città contro i Normanni i quali già negli anni 845, 856, 861 avevano tentato di prendere la città. Nel novembre 885 essi incontrarono non già la resistenza del re (che era allora Carlo il Grosso), ma quella del conte, assistito dal vescovo Gosselino e da Ebles abate di Saint-Germain; i sobborghi furono abbandonati dai loro abitanti, i quali entrarono nella Cité sull'isola partecipando alla sua difesa, e mentre Carlo il Grosso, sopraggiunto con un esercito, non seppe far altro che entrare in trattative con i barbari, la città resistette con tale ostinazione che, deposto il Carolingio, Odo fu incoronato re il 12 gennaio 888. Parigi fu dunque, per così dire, l'occasione della caduta dei Carolingi e dell'avvento dei Robertini. Nelle lotte svoltesi tra questi e quelli, i Carolingi parvero considerare come loro capitale Laon, e se non è possibile affermare che Parigi sia stata quella dei loro avversarî, essendo questa funzione, a quanto sembra, esercitata piuttosto da Orléans, tuttavia dopo la caduta di Laon, divenvta luogo di rifugio di Carlo di Lorena, Roberto il Pio, figlio di Ugo Capeto, ricostruì nella Cité il palazzo dei governatori romani, che i principi della prima dinastia avevano abitato. D'altra parte i sobborghi sulle due rive della Senna si riformarono prontamente, specialmente dopo il 911, data del trattato che sembra porre fine alle invasioni normanne; nel 978, quando l'imperatore Ottone II venne a rispondere all'insolenza del re Lotario, non oltrepassò la collina di Montmartre e Roberto il Pio cinse con un baluardo i sobborghi della città.

All'interno di questa si andarono moltiplicando parrocchie e conventi: notevole, sotto Enrico I, la fondazione del priorato cluniacense di Saint-Martin-des-Champs. A questo modo vengono a essere indicati, per via indiretta, l'aumento di popolazione e, come conseguenza, quello dell'attività economica di Parigi, le cui vie d'accesso vennero dall'energia di Luigi VI liberate dai briganti che le infestavano e dove le corporazioni si organizzavano sotto il controllo e la protezione del re. Altra conseguenza è l'affermarsi di Parigi come centro di cultura, con la scuola di Notre-Dame, quelle delle due abbazie di Sainte-Geneviève, di Saint-Germain-des-Prés, del monastero del canonico di Saint-Victor. fondato nel 1115. L'amministrazione della città, infeudata al tempo di Ugo Capeto al conte di Vendôme, Bucardo il Venerabile, si sviluppò a spese dell'autorità episcopale e prese consistenza con l'istituzione di un prevosto. Al principio del sec. XIII, sotto Filippo Augusto, Parigi assume effettivamente aspetto di capitale.

Parigi, residenza del re, non poteva naturalmente essere trascinata nel movimento comunale. Non già che la borghesia vi fosse debole; essa era anzi organizzata in sei corporazioni (drappieri, speziali, merciai, pellai, berrettai, orefici) che costituivano i "mercanti dell'acqua", in ricordo degli antichi nautae, e comprendevano in sé tutti i mestieri, avendo a capo il prevosto dei mercanti, eletto da questi, assistito da quattro scabini e da 26 consiglieri, il quale esercitava funzioni in parte corporative in parte municipali: questa duplice attività si svolgeva nei locali dell'Hôtel de la Marchandise, non lungi dal Grand-Châtelet; e in quelli del Parloir aux bourgeois, sulla Montagne Sainte-Geneviève. Ma il re agiva in città con l'intermediario del prevosto di Parigi, stabilito al Grand-Châtelet, che più tardi, nel sec. XVII, era assistito da un luogotenente civile, da un luogotenente di polizia e da due luogotenenti criminali. La giurisdizione reale era in misura ristretta, limitata o ostacolata da diverse giurisdizioni ecclesiastiche, scomparse soltanto nel sec. XVII, quando l'editto del 1674 le riunì allo Châtelet.

Divenuta capitale del regno, Parigi divenne anche naturalmente sede delle istituzioni centrali della monarchia e dei corpi amministrativi i cui poteri si esercitavano per le circoscrizioni territoriali di cui la città era il centro: tali il parlamento, la Corte dei conti, la Cour des Aides, la Cour des monnaies. Parigi ebbe anche una delle università più celebri del Medioevo sorta dalle scuole ecclesiastiche e riconosciuta di fatto, se non col nome che ebbe poi, da Filippo Augusto nel 1200. Intorno all'università, per facilitare l'esistenza degli studenti, sorsero nei secoli XIII e XIV un gran numero di collegi (Sorbona, Harcourt, Cluny-Navarre, Cardinal Lemoine, Val-des-Èoliers, Montaigne, ecc.). I corsi si tenevano in varî locali sparsi nelle vie poste tra la Senna e l'attuale Collège de France. Gl'insegnamenti spesso audaci, la turbolenza giovanile della studentesca procurarono più d'una volta gravi difficoltà, specialmente sotto San Luigi; ma non ne restò offuscata la fama che l'università conferiva a Parigi.

Grazie a tutte queste circostanze, i borghesi di Parigi potevano manifestare alla monarchia capetingia maggiori sentimenti di fedeltà di quanto potesse risentire e fare l'intera nazione francese, ancora in via di costituzione. A dieci borghesi di Parigi Filippo Augusto, partendo per la crociata nel 1190, affidò la custodia del proprio tesoro. Nel 1214 le milizie parigine parteciparono alla vittoria di Bouvines, e quando i prigionieri ivi catturati giunsero a Parigi, la popolazione manifestò il suo giubilo con grida e con canti, con luminarie e con pavesi alle finestre delle case.

Luigi IX non fu meno del nonno favorevole a Parigi. In questa città fu firmato, il 12 aprile 1229, il trattato con cui ebbe fine la guerra contro il conte di Tolosa. D'altra parte al ritorno dalla settima crociata, per mettere fine agli abusi constatati nella giustizia del prevosto, egli nominò prevosto di Parigi Étienne Boileau, uomo di nota integrità. Si devono a San Luigi la ricostruzione del "Palais" nella Cité, l'erezione della Sainte-Chapelle, dove fu custodita una spina della corona di Cristo, quella dell'ospedale dei ciechi deao dei Quinze-Vingts e delle chiese dei francescani (cordiglieri) e dei domenicani (giacobini).

Sotto Filippo il Bello, nell'aprile del 1302, furono tenuti i primi Stati Generali propriamente detti: era un'abile misura quella di ricorrere all'opinione pubblica durante la lotta del re contro Bonifacio VIII; ma questa stessa opinione si manifestò brutalmente con sommosse violente quando il re prese i suoi funesti provvedimenti monetarî, mentre invece accettò senza proteste la persecuzione contro gli Ebrei e i Templari. I borghesi di Parigi furono nuovamente consultati nel 1314, poi nel 1316 e nel 1317 a proposito dell'applicazione della legge salica alla successione al trono. Ma nella consultazione del 1321 l'atteggiamento di Parigi fu tale, che si pensò da parte dei familiari del re indignato di trasferire a Orléans la sede del regno.

Dal 1328 al 1515, epoca del regno dei Valois, la storia di Parigi assume decisamente un carattere diverso. I molteplici errori commessi dal secondo dei Valois, Giovanni il Buono, determinarono infatti, otto anni dopo la grande epidemia di peste (1348), un vero tentativo di rivoluzione municipale, anzi addirittura nazionale, che s'impersona nel nome di Étienne Marcel. Gl'inizî di questo tentativo sono dati dalla riunione di Parigi del 17 ottobre 1356, dalla sessione del febbraio 1357, dalle trattative col delfino Carlo di Normandia e col re di Navarra Carlo il Malo, per giungere alla "jacquerie", all'assassinio di Étienne Marcel alla porta Saint-Antoine il 31 luglio 1358, per mano di Jean Moillart, e finalmente al ristabilimento dell'autorità regia nella città. Durante la dittatura di Étienne Marcel Parigi aveva assunto l'aspetto di un comune indipendente, fornito perfino dal suo centro municipale, la "maison des Piliers", nucleo del futuro Hôtel de Ville, la quale fu demolita soltanto nel 1593. Con Carlo V la monarchia riprese i suoi diritti. In quest'epoca di trasformazione e di amministrazione della città (1367-1381) il re fu assistito dal prevosto reale Hugues Aubriot la cui larga tolleranza concesse agli Ebrei, poc'anzi così duramente perseguitati, una protezione che sotto il successore di Carlo V gli fu ingiustamente rinfacciata.

Con Carlo VI comincia per Parigi un periodo di grave crisi. Fin dal 1382, come reazione alle misure fiscali prese dagli zii del re minorenne, scoppiò l'insurrezione dei "maillotins" (così detti dalle mazze di ferro di cui erano armati), in relazione con la rivolta dei comuni della Fiandra, rivelando quale fosse lo stato d'animo dei Parigini. Domata la rivolta parigina soltanto dopo la fine di quella fiamminga, Carlo VI rientrò a Parigi come in una città espugnata, dopo averne fatto abbattere le porte, e fece giustiziare i capi, insieme con alcuni innocenti, tra cui l'avvocato generale al parlamento, Desmarets; le nuove imposte furono per vero abolite, ma Parigi dovette pagare un'ammenda il cui importo superava di non poco il gettito annuo di quelle imposte, e inoltre perdette le proprie libertà municipali.

Più tardi, dopo l'assassinio del fratello del re, il duca Luigi d'Orléans, avvenuto nella Rue Barbette il 23 novembre 1407, Parigi fu implicata nella vasta guerra civile tra Armagnacchi e Borgognoni: Giovanni Senzapaura, che aveva a Parigi numerosi partigiani, specialmente nella corporazione dei beccai, vi s'insediò da padrone nel 1408, nominando prevosto Pierre des Essarts, e, malgrado moltepici trattative col partito avversario, il suo principale agente della capitale, Simon Le Coustellier detto Caboche, vi esercitò i pieni poteri, dominando gli Stati Generali del gennaio-febbraio 1413, organizzando una vera insurrezione contro il delfino, facendo promulgare il 25 maggio 1413, la "grande ordonnance cabochienne". Ma l'alta borghesia, appoggiata dalla corporazione dei carpentieri, finì col reagire contro Caboche e le sue bande, costringendolo alla fuga: la sua ordinanza fu abolita, e gli Armagnacchi, ormai padroni di Parigi, vi compirono una repressione sanguinosa, dopo la battaglia di Azincourt (1415). Conseguenza di ciò fu una congiura che aprì ai Borgognoni la via del ritorno: nella notte dal 28 al 29 maggio 1418 la porta di Buci fu loro aperta da un certo Perinet Leclerc, e ne seguì una serie di massacri, specie nelle prigioni, per opera degli aguzzini del boia Capeluche (12 giugno 1418). Costui fu fatto giustiziare da Giovanni Senzapaura, il quale ristabilì severamente l'ordine nella città. Ma Parigi fu l'anno stesso decimata da una fiera epidemia, e, nei due anni seguenti, dalla carestia.

Nel 1420 Enrico V d'Inghilterra fece il suo ingresso a Parigi in seguito al trattato di Troyes, che gli consegnava il regno. In città si costituì un partito inglese con l'appoggio del reggente inglese Giovanni, duca di Bedford, partito sostenuto dall'università. Nel frattempo Carlo VI moriva oscuramente nell'Hôtel Saint-Pol. Ma la durezza del regime inglese non solo fu causa del formarsi di congiure in città, ma attrasse alla causa di Carlo VII perfino qualcuno degli amici del duca di Borgogna. Giovanna d'Arco aveva del resto compreso l'importanza del possesso di Parigi per attuare i suoi grandi disegni, e tentò pertanto, dopo l'incoronazione del re a Reims, d'impadronirsi della città; ma fu respinta alla porta Saint-Honoré l'8 settembre 1429, dopo essere rimasta ferita. La sua condanna, avvenuta in parte per opera dei dottori dell'università e l'incoronazione di Enrico VI figlio di Enrico V re d'Inghilterra e re nominale di Francia, a Notre-Dame (novembre 1431), in presenza dei sei grandi corpi ufficialmente costituiti, parvero segnare il fallimento definitivo di questo programma. Ma esso divenne realtà non appena Carlo VII si decise ad agire con energia. Il 13 aprile 1436 il contestabile Arturo di Richemont entrava a Parigi e gl'Inglesi, al comando di Willougby, dopo essersi dapprima rifugiati alla Bastiglia, abbandonarono la città: il re di Francia non vi fece il suo ingresso che il 12 novembre 1437. Carlo VII risiedette per lo più al castello des Tourelles, più di rado nel vicino Hôtel Saint-Pol, quasi mai al Louvre. In complesso egli stette poco a Parigi, e come lui fecero gli ultimi Valois. Ma almeno sotto di lui Parigi, che era stata spopolata dalle guerre, dalle carestie e dalle epidemie, cominciò a risollevarsi.

Da Luigi XI a Enrico IV, infatti, i re di Francia, nonostante i concetti espressi nel 1528 da Francesco I, non ebbero residenza fissa, e vissero per lo più nei castelli della regione della Loira. Tuttavia Parigi partecipò intensamente allo sviluppo generale del paese, e anzi lo promosse. Così nel 1470 compaiono alla Sorbona i primi torchi tipografici; ancora alla Sorbona il luteranismo trova aderenti intorno al 1520; si hanno le esecuzioni di Louis de Berquin nel 1529, di Étienne Dolet nel 1546, di Anne du Bourg nel 1566; la strage di San Bartolomeo il 24 agosto 1572; l'organizzazione della Lega, che divise Parigi in 16 quartieri ciascuno dei quali eleggeva un deputato al consiglio centrale; la "giornata delle barricate" (11 maggio 1588), erette dalla fazione di Guisa contro Enrico III, che fuggì a Saint-Cloud; il tentativo di riprendere la città, compiuto da Enrico III e da suo cugino Henri d'Albret nel 1589, dopo l'assassinio di Enrico di Guisa a Blois; l'assassinio del re alle porte di Parigi, il 1° agosto 1589, per mano del frate Jacques Clément; il primo tentativo di Enrico IV di prendere la capitale il 1° novembre 1589; il secondo tentativo, nel maggio 1590, di entrare in Parigi, difesa da un corpo di truppe spagnole e dai partigiani più esaltati dei "Sedici" e del duca di Mayenne; il terzo (settembre 1590) e il quarto ("giornata delle farine", gennaio 1591); finalmente, dopo lo sviluppo dell'azione dei "Politici" e l'atteggiamento tentennante degli Stati del gennaio 1593, paurosi di abrogare la legge salica, l'ingresso di Enrico IV, preparato dal governatore Brissac e dal prevosto dei mercanti, il 22 marzo 1594. "Parigi vale una messa" aveva detto il Bearnese il 25 luglio precedente, per giustificare l'abiura.

Durante l'intero regno di Luigi XIII Parigi era rimasta tranquilla, nonostante il fallimento degli Stati Generali tenutivi nel 1614. Nel 1622 fu istituito l'arcivescovato di Parigi. La giovinezza di Luigi XIV, che insieme con la madre Anna d'Austria e con Mazzarino risiedeva al Palais-Cardinal, doveva per contro subire gravi turbamenti. Il 26 agosto 1648 l'arresto di consiglieri del parlamento di Parigi, ordinato dalla regina madre, diede origine alla Fronda (v.), terminata, dopo varî incidenti, con una capitolazione, il 21 ottobre 1652. Luigi XIV non perdonò mai ai Parigini la ribellione: appena tornato nella capitale, fece erigere nel cortile dell'Hôtel de Ville una statua di Gilles Guérin, in cui questi era raffigurato nell'atto di calpestare una nave rovesciata: statua che soltanto nel 1689 fu sostituita da un'altra, meno ingiuriosa, da A. Coysevox. Del resto, dopo la morte di Mazzarino (1661), il re abbandonò Parigi per stabilirsi a Versailles; il che segna l'inizio di quell'era di assenteismo monarchico, le cui conseguenze furono così funeste per la monarchia stessa e che ebbe termine col trasferimento rivoluzionario di Luigi XVI da Versailles il 6 ottobre 1789. Da allora in poi tutti gli organi amministrativi centrali, sempre più accentrati nelle mani del re, fanno capo a Versailles. Ma se, in un certo senso, Parigi cessa d'essere la capitale politica della Francia, essa ne è il centro intellettuale e artistico, e uno dei suoi maggiori centri economici.

L'assenteismo regio, lo sviluppo della vita intellettuale, l'attività economica, gl'incidenti politici che segnano la storia francese a partire dal 1715, specialmente lo slancio e la catastrofe dell'affare Law, la polemica molinista-giansenista, le guerre disastrose di Luigi XV, le tristi feste dell'inizio del regno di Luigi XVI, le inquietudini perpetue intorno all'approvvigionamento, dal preteso "patto della fame" alla guerra delle farine sotto Turgot e alle iniziative di Necker, l'opposizione parlamentare, il calo dei salarî e la disoccupazione seguiti al trattato di commercio anglo-francese del 1786: tutto ciò preparava l'ambiente entro il quale scoppiò, nel 1789, la rivoluzione francese. La storia di Parigi è da allora in poi la storia della Francia rivoluzionaria, e le "giornate" di cui fu teatro la capitale ebbero un'importanza decisiva nello svolgersi della vita nazionale. Le tradizioni storiche di Parigi, la sua importanza economica e demografica, la presenza in essa, dopo le giornate dell'ottobre 1789, degli organi d'un potere che andava progressivamente accentrandosi spiegano questa azione, che né gli sforzi diretti dai federalisti girondini del 1793 né i tentativi subdoli dei "rurali" del 1871 riuscirono a diminuire.

L'era propriamente rivoluzionaria s'inaugura il 14 luglio 1789 con la presa della Bastiglia, demolita poi per cura del "patriota" Palloy, non senza che ne rimangano tuttora visibili alcune costruzioni all'estremo del Boulevard Henri IV. Essa è poi segnata, per quanto riguarda particolarmente Parigi, dalla nomina d'un sindaco (maire) in persona del Bailly, il 15 luglio 1789, dalla parte avuta dal comune insurrezionale del 10 agosto 1792, che spinse alla caduta della monarchia e alla lotta contro i girondini, dai massacri del settembre 1792 nelle prigioni. Il 9 termidoro anno II segna la caduta di Robespierre, e alla reazione termidoriana si accompagna una profonda miseria delle classi popolari, dalla quale queste furono indotte alla violenza delle giornate di germinale e pratile anno III e alla speranza nelle dottrine del Babeuf. Il colpo di stato di Bonaparte del 18 brumaio anno VIII mise fine a questo periodo, la cui storia, per quanto riguarda Parigi, potrebbe rifarsi mediante un'analisi minuta della parte avuta dai club, dai 60 distretti, dalle 48 sezioni e dai comitati, più tardi dalle 12 municipalità (in seguito arrondissements). Si deve notare a questo proposito che Parigi, capitale della Francia, è anche capoluogo del dipartimento detto dapprima di Parigi, poi della Senna. Assai netta è a quest'epoca l'opposizione tra quartieri popolari (Saint-Marcel, Saint-Antoine) e borghesi. Il centro politico era costituito dal PalaisRoyal, proprietà del duca d'Orléans, dalla regione delle assemblee, dall'Hôtel de Ville e dalla piazza delle esecuzioni. Bisogna d'altra parte rilevare, pur senza adottare per intero la tesi di coloro che hanno stigmatizzato il "vandalismo rivoluzionario", dimenticando le distruzioni del sec. XVI e i pretesi abbellimenti del XVIII, la sorte sventurata di numerosi conventi, chiese, palazzi privati. L'Assemblea costituente, dietro richiesta del pittore Lenoir, si sforzò di salvare qualcuno dei resti sfuggiti alla distruzione, e istituì, prima sotto il controllo della Commissione per i monumenti, poi sotto quello della Commissione delle arti, un Museo dei monumenti francesi, scomparso soltanto nel 1815.

Napoleone I, su questo come su tanti altri punti, tentò di sanare talune delle piaghe aperte dalla rivoluzione, e di effettuare, ampliandole, alcune delle aspirazioni urbanistiche del sec. XVIII e della rivoluzione. I lavori di conduttura dell'acqua e di fognatura completarono la politica urbanistica napoleonica. Dal punto di vista amministrativo, si deve ricordare che nel 1800 Parigi fu divisa in 12 arrondissements, ciascuno comprendente quattro quartieri, ripartizione che durò fino al 1860; che il decreto dell'8 marzo 1800 istituì, accanto al prefetto della Senna, un prefetto di polizia, attributo eccezionale di un'amministrazione avente lo scopo di reprimere in precedenza i sussulti rivoluzionarî della capitale, sedotta dalle grandiose feste in occasione delle vittorie, dell'incoronazione (2 dicembre 1804), del matrimonio con Maria Luisa (10 giugno 1810), della nascita e del battesimo del re di Roma (20 maggio, 9, 17, e 20 giugno 1811) e di "San Napoleone" del 15 agosto.

Tali sussulti non si produssero nemmeno quando le circostanze sarebbero sembrate propizie a suscitarli, p. es. al tempo della cospirazione del generale Malet ne 1812, per la quale per un momento l'amministrazione della città fu in mano ai congiurati, né al tempo delle due occupazioni di Parigi da parte della coalizione, il 31 marzo 1814 e nel giugno 1815. Ma le rivoluzioni del 1830 e del 1848 furono il risultato dello sviluppo dello spirito rivoluzionario nella capitale. La prima di esse, considerata dal punto di vista puramente amministrativo, portò all'introduzione del principio elettorale nell'amministrazione municipale: un consiglio municipale, eletto peraltro secondo il censo, si scinde dal consiglio generale del dipartimento. In seguito alla rivoluzione del 1848 viene ristabilito il sindaco centrale unico, ma esso ha durata ancora più breve di questo.

Il governo del principe-presidente Luigi Napoleone, poi il Secondo Impero rimettono il municipio sotto l'intera dipendenza del potere centrale, sopprimendo il sindaco unico. Questo fu ristabilito dalla repubblica proclamata il 4 settembre 1870, ma l'Assemblea nazionale, dopo il periodo della Comune, tornò al regime delle due prefetture; e se più tardi Parigi, divisa in 20 arrondissements forniti di sindaci di nomina governativa, ottenne un consiglio municipale elettivo, tuttavia essa ebbe un regime municipale molto diverso da quello delle altre città francesi, nonostante tutte le richieste democratiche d'un regime normale.

Dopo le drammatiche giornate del 1848, la Parigi del popolo tacque, e appena prese parte alle barricate del dicembre 1851, in occasione del colpo di stato di Luigi Napoleone. Questi, appena avuto in mano il potere, stabilì personalmente un progetto di grandi lavori, dei quali affidò l'esecuzione al prefetto Haussmann, nominato il 29 giugno 1853. Nel 1860 Parigi contava 1.345.000 ab.: le feste ufficiali delle Tuileries, le esposizioni universali (1855, 1867), i divertimenti dei suoi teatri e concerti, i "rayons multiples" dei suoi grandi negozî, le botteghe dei boulevards, attiravano fiotti di forestieri i quali, sazî di piaceri, la stigmatizzarono poi come la "Babilonia moderna".

In realtà il lavoro serio degl'intellettuali e degli operai, poco apprezzato dalle sfere dirigenti, vi proseguiva il suo ritmo, e quando l'impero si volse verso il liberalismo, il vecchio lievito riapparve, i ricordi delle grandi giornate si rifecero vivi: tra il 1865 e il 1870, soprattutto, per mezzo della stampa popolare, di corsi pubblici e di riunioni autorizzate, delle sezioni dell'Internazionale, tutto lo sforzo dell'opposizione si va organizzando, e si manifesta dapprima con la rivoluzione repubblicana del 4 settembre 1870 e con i tentativi rivoluzionarî durante l'assedio (31 ottobre 1870, 21 gennaio 1871), poi con la Comune del 18 marzo 1871.

La guerra franco-tedesca, infatti, non solo produsse, con la battaglia di Sedan, la caduta di Napoleone III, ma portò all'investimento della capitale il 19 settembre 1870, al suo bombardamento il 5 gennaio 1871, all'ingresso dei Tedeschi il 1° marzo. Diverse cause, non ultima delle quali quest'ultimo avvenimento, produssero la Comune. Contro questo governo municipale di radicali e socialisti il governo di Thiers, sostenuto dall'Assemblea nazionale di Versailles, cominciò il 2 aprile il secondo assedio, chiusosi nel maggio con la "settimana di sangue", durante la quale numerosi insorti furono fucilati dalle truppe dell'ordine al comando del maresciallo Mac-Mahon e numerosi edifici pubblici furono incendiati (il Ministero delle finanze, il palazzo della Legion d'onore, le Tuileries, una parte del Louvre con la sua biblioteca, la Corte dei conti, il Consiglio di stato, una parte del Palazzo di giustizia, la prefettura di polizia, l'Hôtel de Ville).

Sotto la terza repubblica, Parigi poté sanare le sue piaghe e proseguire nel proprio sviluppo. È da rilevarsi in via preliminare che, grazie ai cambiamenti sopraggiunti nell'economia nazionale ed essendo rimasti entro la cinta delle fortificazioni soltanto le industrie e i mestieri di lusso, la psicologia generale della popolazione parigina subì una notevole modificazione. Nella sua maggioranza essa cessò dal fornire un contingente cospicuo all'ideologia rivoluzionaria; ché anzi Parigi fu il centro del movimento boulangista e nazionalista; né è punto certo, pertanto, che nell'evoluzione politica della nazione essa abbia continuato ad avere quell'immensa parte che ebbe per lo meno dal 1789 al 1870.

Le tre esposizioni universali del 1878, del 1889 e del 1900 indicarono per Parigi, e insieme per la Francia, il valore delle trasformazioni subite dalla capitale e la direzione della sua evoluzione futura. Non solo vennero riparate le rovine del 1871, ma si regolò l'afflusso immenso della popolazione. Il centro si è spopolato a vantaggio della periferia e della banlieue, la soppressione delle fortificazioni, la costruzione della metropolitana (dal 1899) e della ferrovia nord-sud, la moltiplicazione delle linee di autobus e i tassì hanno reso più facili le comunicazioni, ma hanno fatto più grave il problema della circolazione. Mancando un piano regolatore veramente nuovo, si sono ripresi quelli di Haussmann. L'opposizione tra quartieri di lusso, borghesi e operai ha dato risalto alle differenze sociali, benché peraltro le scuole elementari abbiano introdotto ovunque una parvenza di eguaglianza intellettuale. Parigi, centro di arte e di cultura, ha veduto una folla sempre crescente di Francesi e di stranieri accorrere alle sue facoltà universitarie, ai suoi concerti, teatri, esposizioni, ai suoi grandi magazzini, ai music-halls e ai caffè di Montmartre e Montparnasse. Dal 1925 è in costruzione a sud di Parigi una città universitaria per ospitare una parte della sempre crescente popolazione studentesca.

Queste caratteristiche della Parigi contemporanea rischiarono di essere compromesse nella guerra mondiale, in cui la capitale fu l'obiettivo dell'invasione tedesca. Abbandonata il 2 settembre dal governo, Parigi fu salvata dalla battaglia della Marna (v. guerra mondiale).

Bibl.: Opere generali: E. de Ménorval, Paris depuis ses origines jusqu'à nos jours, voll. 3, Parigi 1889-97; M. Poète, Une vie de cité. Paris de sa naissance à nos jours, voll. 3, ivi 1924-25; H. Gourdon de Genouillac, Paris à travers les siècles, voll. 5, ivi 1879-1881; G. Pessard, Nouveau dictionnaire historique de Paris, ivi 1904.

Sui singoli periodi: H. Sauval, Histoire et recherches des antiquités de la ville de Paris, voll. 3, Parigi 1724; F. G. de Pachtère, Paris à l'époque gallo-romaine, ivi 1912; C. Jullian, Le Paris des Romains, ivi 1924; É. Espérandieu, Recueil général des bas-reliefs, statues et bustes de la Gaule romaine, IV, ivi 1911, pp. 207-257; per le "arene", Capitan, in Comptes-rendus de l'Acad. des inscriptions, 1915, pp. 298-313; J.-C. e J. Formigé, Procès-verbaux de la commission du Vieux Paris, 12 gennaio 1928; L. Halphen, Paris sous les premiers Capetiens, Parigi 1909; A. J. V. Le Roux de Lincy, Histoire de l'Hôtel de Ville de Paris, suivie de recherches sur l'ancien gouvernement municipal, ecc., ivi 1846; id. e L. M. Tisserand, Paris et ses historiens au XIVe et XVe siècles, ivi 1867; A. Franklin, Paris et les Parisiens au XVIe siècle, ivi 1921; P. Robiquet, Histoire municipale de Paris jusqu'à l'avènement de Henri III, ivi 1880; id., Paris et la Ligue sous le règne de Henri III, ivi 1886; G. Lenotre, Paris révolutionnaire, ivi 1896; A. Schmidt, Paris pendant la Révolution franåaise, trad. francese, voll. 2, ivi 1880-85; P. Pisani, L'Église de Paris et la Révolution, voll. 4, ivi 1908-11 (e cfr. M. Tourneux, Bibliographie de l'histoire de Paris pendant la Révolution franåaise, ivi 1890-1913, voll. 5); A. Tuetey, Répertoire général des sources manuscrites de l'histoire de Paris pendant la Révolution franåaise, voll. 3, ivi 1890-94; P. Aulard, Paris sous le consulat, voll. 4, ivi 1907-1909; L. de Lanzac de Laborie, Paris sous Napoléon, voll. 8, ivi 1905-13; Ch. Simond, Paris de 1800 à 1900, voll. 2, ivi 1902; G. Cadoux, Les finances de la ville de Paris de 1798 à 1900, ivi 1900; P. Lehautcourt, Siège de Paris, ivi 1898-99, voll. 3; L. Nass, Le siège de Paris et la Commune, ivi 1914; M. Le Mansois-Duprey, L'œuvre de la municipalité parisienne 1871-1891, ivi 1892; H. Sellier, A. Bruggemann e M. Poète, Paris pendant la guerre, ivi 1926. Cfr. Bulletin e Mémoires de la Societé d'histoire de Paris, ivi 1874 segg. Inoltre, per la bibliografia fino al 1880, P. Lacombe, Bibliographie parisienne 1600-1800, ivi 1887.

Monumenti.

Il Foro della città gallo-romana occupava indubbiamente un rettangolo delimitato a E. e a O. dalla Rue Saint-Jacques e dal Boulevard Saint-Michel, a N. e a S. da due traverse in prossimità dell'attuale Rue Soufflot. In questo rettangolo sono state rinvenute le vestigia d'un grande monumento. Sembra che le terme principali occupassero un isolotto vicino al luogo dove sorge il Collège de France e di dimensioni press'a poco simili all'area occupata da questo edificio. Di esse non rimane nulla. I soli edifici di cui si sia conservato qualche elemento, sono: l'Arena, sul fianco orientale della Montagne Sainte-Geneviève (aveva una superficie di due ettari e poteva accogliere 16.000 spettatori seduti su 36 file di gradini) e l'edificio, d'ignota destinazione, le cui rovine sono annesse al museo di Cluny e che generalmente, ma a torto, è considerato avanzo di terme. L'Arena appartiene al tipo, abbastanza diffuso nel centro e nel N. della Francia, dei semianfiteatri, con una curva ovale, di cui una parte soltanto è circondata da gradini, e l'altra poteva essere utilizzata come scena per rappresentazioni teatrali: questo monumento pare dati dal sec. III e sia stato distrutto alla fine del secolo stesso. L'edificio delle cosiddette Terme di Cluny rimonta alla seconda metà del sec. II. L'edificio doveva essere costituito da una grande sala rettangolare le cui mura hanno lo spessore di 2 metri e che ha una vòlta a crociera; intorno si aprivano altre sale di cui non rimangono che le sostruzioni. Trasformato ora in museo lapidario, esso ospita gli avanzi del grande altare che i nautae parisiaci, o battellieri della Senna, dedicarono verso la metà del sec. I all'imperatore Tiberio, scoperti nel 1711 in altro luogo.

La cattedrale e il Palais-Royal sorsero alle due estremità orientale e occidentale dell'isola; dinnanzi a quella primitiva cattedrale si trovava il battistero, a pianta circolare, detto Saint-Jean-le-Rond. Le due rive del fiume, alle quali l'ísola è congiunta da ponti (i due più antichi sono il Grand-Pont e il Petit-Pont), costituivano i sobborghi. In codesti sobborghi vennero fondati i grandi monasteri che ebbero parte principalissima nella vita religiosa e monumentale del Medioevo, soprattutto Saint-Germain-des-Prés sulla riva sinistra e Saint-Martindes-Champs sulla riva destra, lungo la strada che conduceva alla celebre abbazia di Saint-Denis. Nulla è rimasto di quei primitivi edifici, salvo in Saint-Germain-des-Prés.

L'abbazia di Saint-Germain-des-Prés fu una delle più potenti della Francia. La sua prima basilica era stata fondata nel 542 da Childeberto; incendiata dai Normanni, fu restaurata e quasi rifatta verso l'anno 1000 e di questa ricostruzione romanica rimangono il campanile e la maggior parte della navata. Il campanile è uno dei più antichi della Francia: ha mura di considerevole spessore che raggiunge ancora 1,64 m. al terzo piano e forma una robusta e massiccia torre quadrata con potenti contrafforti agli angoli. La navata doveva essere coperta con un soffitto di legno che nel sec. XII fu sostituito con vòlte a ogiva mentre veniva ricostruita l'abside. I capitelli, interessantissimi per lo studio degl'inizî della scultura romanica, si conservano, molto mutilati, nel museo di Cluny. Nel complesso, gli avanzi di qesta abbazia sono però molto scarsi al confronto di quelli di Vézelay, Cluny, Arles, Moissac, Tolosa e di tanti altri capolavori prodotti in Francia dall'arte romanica.

Solo con il sec. XII e col periodo gotico l'arte parigina cominciò ad assumere qualche valore. Fu questa anche per la città la prima fase di sviluppo affermatosi con la costruzione d'una nuova cinta di mura, per cura di Filippo Augusto.

Della Parigi medievale restano soprattutto monumenti religiosi. Prima di Notre-Dame, capolavoro dell'architettura gotica, già alcune chiese avevano adottato il nuovo stile, del quale la costruzione, per opera dell'abate Suger, dell'abbazia di Saint-Denis, aveva dato nel 1140 un esempio magnifico. Nel 1163 i monaci dell'abbazia di Saint-Germain-des-Prés trasformarono il coro della loro chiesa che fu coperto con vòlte a ogive e arricchito d'un deambulatorio con cappelle a raggiera sul modello di Saint-Denis. È questo il più antico esempio completo d'architettura gotica che si trovi a Parigi. Pochi anni prima nella costruzione del coro della chiesa di Saint-Martindes-Champs, erano state ancora mescolate le formule romaniche a quelle gotiche. La chiesa di Saint-Pierre-de-Montmartre (sec. XII) è anch'essa anteriore alla cattedrale. Quest'ultima fu cominciata nel 1163 a partire dall'abside, che fu terminata nel 1182, anno della consacrazione solenne dell'altare maggiore. Dal 1196 si lavorò allora alla navata, la cui costruzione durò fino al 1220. Fin dal 1204 era stata cominciata la facciata; le torri ne furono erette nel secondo quarto del sec. XIII ed erano quasi terminate nel 1245. Quasi subito la chiesa, quale era stata concepita in origine, cominciò a subire trasformazioni: ogni epoca volle adattarla al gusto proprio. Sin dalla fine del sec. XIII Pierre de Montereau, uno dei maggiori architetti del Medioevo, il quale aveva ricostruito Saint-Denis, diede un nuovo disegno dell'abside e dei bracci del transetto. Per le epoche successive ci limiteremo a ricordare due trasformazioni. Agl'inizî del secolo XVIII l'ordinamento e la decorazione all'interno del coro furono sconvolti da J.-H. Mansart e da Robert de Cotte; alla metà del sec. XIX E.-E. Viollet-le-Duc con un restauro troppo radicale tentò di rimettere l'edificio nello stato in cui doveva trovarsi alla fine del secolo XIII. Fu questa una delle imprese caratteristiche della maniera del Viollet-le-Duc, una di quelle che indubbiamente dimostrano meglio la sua scienza archeologica, ma che sollevano anche le più gravi obiezioni di principio.

La cattedrale di Parigi è a croce latina, lunga 130 m., e larga 50: il transetto vi forma appena una sporgenza in pianta, e risulta bene accentuato solo nell'alzato. L'aspetto più notevole della pianta di Notre-Dame è costituito dalle doppie navatelle e dal doppio deambulatorio. Alla chiesa di cinque navate, già di rara ampiezza, in seguito si aggiunsero cappelle a raggiera nell'abside e cappelle laterali alle navate. Le campate della navata e del coro hanno pianta quasi quadrata e sono coperte da vòlta ogivale a sei spicchi. I sostegni, tutti uguali, consistono in grosse colonne rotonde con capitelli ad abaco largo. Le navate laterali hanno vòlte ogivali su pianta quadrata, con sostegni alternati di colonne semplici e di pilastri cruciformi. Sulla prima navatella è un grande matroneo coperto a vòlta, illuminato da tre finestre, una su ogni campata: esso gira tutto attorno alla chiesa. Il progetto primitivo comportava al disopra di questo matroneo l'apertura di due finestre sovrapposte, di cui la superiore in forma di rosone; nel sec. XIII le due aperture furono riunite in unica finestra più alta e più larga, ma il Viollet-le-Duc ristabilì, all'incrocio del transetto, la disposizione originaria. Con la sua pianta a cinque navate e con il suo ordinamento a matronei, Notre-Dame di Parigi, la prima grande cattedrale gotica, si ricongiunge direttamente alle ultime grandi basiliche romaniche, come Saint-Sernin di Tolosa. Anche la copertura a vòlta degli ambulacri palesa l'esitazione dei costruttori: è formata da una serie di spicchi triangolari e non da vere vòlte, a pianta quadrangolare. Sembra che l'architetto del coro, alla fine del sec. XII, ignorasse anche l'uso degli archi rampanti: quelli che si vedono attualmente, furono aggiunti più tardi.

L'insieme di Notre-Dame, così plasmato dal tempo, è di grande bellezza, benché le masse vi siano trattate in modo molto diverso nell'abside e nella facciata: l'abside, con i suoi archi rampanti da esili contrafforti sormontati da pinnacoli è di una grande leggerezza, che ha innamorato molti pittori e incisori (Méryon), soprattutto dall'epoca romantica; la facciata, più severa, incorniciata dalle due torri quadrate di 63 m. d'altezza, ricorda le facciate delle chiese romaniche normanne, specie le abbazie di Caen. Certamente nel progetto primitivo le torri dovevano terminare con campanili a guglia. Il Viollet-le-Duc ripristinò una leggiera freccia sul centro della navata mediana.

La bellezza dell'edificio è integrata da una magnifica decorazione pittorica e plastica. La pittura è rappresentata dalle vetrate, tra le quali i capolavori sono i grandi rosoni dei bracci del transetto, fuochi d'artificio azzurri e rossi. Il rosone del braccio settentrionale (circa del 1268) rappresenta storie dell'Antico Testamento; quello meridionale (circa del 1260), del Nuovo Testamento. La decorazione plastica orna la facciata (tre portali e "Galleria dei re"), i bracci del transetto, alcune altre porte, oltre che i capitelli. Purtroppo, le sculture non sono rimaste intatte: tutte le statue dei portali principali e della Galleria dei re furono molto guaste nel 1793 e vennero poi molto restaurate. Dei tre portali della facciata quello del centro dedicato al Giudizio Universale risale all'incirca al 1220-1223; quello di destra, o porta Sainte-Anne, è il più antico, cominciato fin dal 1163, e contiene le scene principali dell'infanzia di Cristo; quello di sinistra, o porta della Vergine (circa del 1220), celebra la Risurrezione e l'Incoronazione della Vergine. Nel braccio meridionale del transetto la porta Saint-Étienne (circa del 1225) contiene sul timpano la rappresentazione del martirio del santo; ai lati ha scene curiosissime e di difficile spiegazione, che sembra si riferiscano alla vita degli studenti dell'epoca. La porta del braccio settentrionale del transetto, detta Porta del chiostro, conserva nel pilastro divisorio una magnifica statua della Vergine col Bambino e sul timpano contiene la curiosa storia del monaco Teofilo che vendette imprudentemente l'anima al diavolo e fu salvato dall'intervento di Maria. Verso l'abside nella "Porta rossa" (1260 circa) è raffigurata ancora l'incoronazione di Maria; e una serie di bassorilievi incastrati nel muro esterno della cattedrale si riferisce parimenti alla Vergine, la quale occupa in tal modo il posto d'onore nell'insieme della decorazione. La chiesa di Notre-Dame, ebbe un'importante posterità artistica: nella stessa Parigi ne deriva la chiesa di Saint-Julien-le-Pauvre e il suo influsso si fece sentire nel sec. XV a Saint-Séverin, e nel sec. XVI a Saint-Eustache, entrambe a cinque navate e a doppio deambulatorio.

Nel tempo in cui veniva ultimata la decorazione di Notre-Dame, sorgeva, a breve distanza da essa, un edificio diversissimo, molto più modesto, ma che costituisce ugualmente una delle migliori opere dell'arte francese medievale: la Sainte-Chapelle, veramente la Sainte-Chapelle-du-Palais, poiché era la cappella del Palais-Royal, iniziata appunto da S. Luigi per accogliervi una reliquia particolarmente preziosa: una spina della corona di Cristo. La costruzione, attribuita a Pierre de Montereau, l'architetto del transetto di NotreDame, fu compiuta in tre anni. È un piccolo edificio formato di due cappelle sovrapposte, di cui la superiore non è che un'immensa vetrata spartita dai sostegni della vòlta, pilastri un tempo decorati con statue dei dodici apostoli; ed è la più perfetta espressione dell'architettura del secondo periodo gotico, detto "rayonnant".

FRANCESCA CARPENTIERI

Data richiesta: 25/11/2014

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